Quali informazioni condividiamo con gli strumenti di intelligenza artificiale generativa? E quali rischi corrono le aziende?
Nell’ambito del Cyber Security Month 2026, il 5 ottobre l’Ufficio federale della cibersicurezza (BACS) ha dedicato un approfondimento al fenomeno dell’oversharing, ovvero la condivisione eccessiva di informazioni.
L’iniziativa si inserisce in una campagna che prevede anche la collaborazione con l’Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza (IFPDT) sul corretto utilizzo dell’intelligenza artificiale nel contesto professionale.
Il rischio non riguarda soltanto i dati personali.
Informazioni apparentemente innocue, se combinate, possono consentire di ricostruire profili dettagliati delle persone, facilitando phishing mirato, furti d’identità e frodi.
Con l’utilizzo di chatbot, assistenti AI e strumenti di sintesi documentale, il rischio si estende anche a informazioni aziendali riservate, documenti interni e segreti commerciali.
Quale impatto per le imprese svizzere?
Non siamo di fronte a nuovi obblighi introdotti dalla LPD o a una nuova linea guida vincolante, ma a un richiamo istituzionale che conferma l’importanza di una governance dell’IA fondata sulla gestione concreta dei rischi.
Cosa dobbiamo fare?
Le organizzazioni dovrebbero adottare o aggiornare una Polica per l’utilizzo di strumenti GenAI, prevedendo:
- Una classificazione delle informazioni che possono essere inserite negli strumenti AI.
- L’individuazione degli strumenti autorizzati e delle relative restrizioni.
- Misure di minimizzazione, anonimizzazione e protezione delle informazioni.
- Formazione e responsabilizzazione dei collaboratori.
La sfida non è vietare l’IA generativa, ma governarne l’utilizzo in modo consapevole e sicuro.
Per Privacy Desk Suisse, questo rappresenta un esempio concreto di integrazione tra LPD Compliance, AI Governance e Cyber Sicurezza.



