Il Consiglio di Stato ha fissato al 1° luglio 2026 l’entrata in vigore della nuova Legge cantonale sulla videosorveglianza pubblica (LViSo).
Questa legge rappresenta una novità di particolare rilievo nel contesto ticinese in materia di protezione dei dati e privacy. Adottata dal Gran Consiglio nel giugno 2025, disciplina in modo puntuale l’impiego della videosorveglianza su demanio pubblico e beni amministrativi.
Per i soggetti ai quali la legge si rivolge – Cantone, Comuni, enti parastatali e privati incaricati di funzioni pubbliche – la nuova normativa rappresenta un passaggio particolarmente rilevante, introducendo obblighi chiari e responsabilità dirette nella gestione dei sistemi di videosorveglianza.
Va sottolineata l’importanza dell’articolo 2 che definisce il campo di applicazione della legge: essa si applica solo quando la videosorveglianza è utilizzata ai fini di sicurezza e ordine pubblico, tutela della salute e dell’igiene o esigenze logistiche. Gli enti e gli attori interessati sono invitati a considerare che l’impiego della videosorveglianza per finalità diverse da quelle indicate esula dal campo di applicazione della presente legge.
La legge introduce un quadro strutturato e differenziato delle modalità di utilizzo dei sistemi. I soggetti interessati sono chiamati a prestare attenzione sui differenti regimi applicabili ai diversi tipi di videosorveglianza: osservativa, dissuasiva e invasiva (cf. art. 5, 6 e 7 LViSo). Per esempio, sul demanio pubblico sono vietati sistemi invasivi. Questo approccio si distingue da quello previsto dalla legge sulla polizia, che consente strumenti più incisivi e flessibili in contesti operativi specifici (cfr. art. 5, 6 e 7 LViSo).
Di particolare utilità pratica è il materiale messo a disposizione dall’Incaricato cantonale della protezione dei dati. Sul relativo portale sono disponibili, oltre al messaggio del Consiglio di Stato e alla documentazione legislativa, anche una normativa standard di esecuzione rivolta ai soggetti interessati, nonché modelli di regolamento e informative. Tali strumenti operativi consentono di facilitare l’adeguamento alla norma. Sempre alla pagina dedicata alla videosorveglianza sul sito dell’Incaricato sono inoltre disponibili approfondimenti specifici, tra cui indicazioni sull’accesso alle registrazioni video da parte dei Municipi e una comunicazione del Consiglio di Stato relativa all’utilizzo di dashboardcam e bodycam da parte della polizia, che si inserisce nel più ampio quadro regolatorio degli strumenti di sorveglianza.
I datori di lavoro dovranno applicare la nuova normativa prestando sempre attenzione al diritto federale, in particolare all’articolo 26 dell’Ordinanza 3 della Legge sul lavoro, che impone limiti alla videosorveglianza nei luoghi di lavoro a tutela della personalità dei dipendenti: in particolare, il divieto di controllo di comportamento del dipendente.
In conclusione, la LViSo costituisce una novità importante che richiede un’attenta valutazione da parte di enti pubblici e soggetti privati coinvolti nell’esercizio di compiti pubblici. Un’analisi e un adeguamento rapido risultano fondamentali per garantire conformità e una gestione responsabile dei sistemi di videosorveglianza.





